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Presentata la seconda edizione del Dossier «Pesticidi in Emilia Romagna»

Pesticidi, salute, prodotti bio

In Emilia Romagna i problemi maggiori nel 2016 appaiono localizzarsi nella zona di Bologna, Parma, Piacenza, Ravenna e Ferrara ed è da rilevare come le analisi disponibili non restituiscono dati relativi a tutte le sostanze immesse in ambiente pur essendo l’Emilia Romagna una delle regioni con un numero elevato di sostanze ricercate e mancando ancora un’indagine sistematica sul glifosato

Si è tenuto a Bologna, organizzato da Legambiente Emilia-Romagna, l’incontro «Pesticidi nell’ambiente: quali effetti, quali sistemi di monitoraggio, quali pratiche agricole», un incontro che è voluto essere l’occasione per fare un confronto sui dati, sui sistemi di analisi e monitoraggio, sulle pratiche agricole ed i loro effetti.
L’attenzione dell’opinione pubblica sull’uso dei pesticidi e sui loro residui oggi è massima e sta guidando anche le scelte dei cittadini. Le indagini su scala regionale e i Dossier dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), presente all’incontro, mostrano una presenza di fitofarmaci ubiquitaria nelle acque e la presenza di mix con numeri elevati di sostanze che contemporaneamente permangono molto a lungo nell’ambiente. Mancano tuttavia sistemi di indagine omogenei su scala nazionale rimanendo preoccupantemente aperta la problematica del glifosato, un erbicida molto utilizzato a livello globale e per il quale sussistono evidenze di nocività tali da richiederne la sospensione in virtù del principio di precauzione.
Un incontro che ha visto, oltre ai rappresentanti di Ispra, presenti anche l’Agenzia per la protezione e la ricerca ambientale (Arpa) Toscana, Regione Emilia Romagna, Università di Bologna, Istituto Ramazzini, operatori del settore agroalimentare.
Durante l’incontro è stata presentata la seconda edizione del Dossier «Pesticidi in Emilia Romagna», indagine che ha preso in considerazione i dati ufficiali 2015-2016 sulla qualità delle acque superficiali della Regione e i dati di consumo di pesticidi ospitando inoltre analisi specifiche, come quella di Conapi sulle morie delle api o le prime valutazioni dell’Istituto Ramazzini sugli effetti sanitari del glifosato.
Un dossier che partendo dalla situazione a livello nazionale va poi a specificare le condizioni locali in tema di uso e abuso dei pesticidi.
Nell’ambito del Sesto programma d’azione per l’ambiente, adottato il 22 luglio del 2002 dal Parlamento e dal Consiglio europeo, è stata prevista la necessità di elaborare una strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi. In linea con questa volontà, la Direttiva europea 128/2009 ha definito un quadro d’azione comunitario e ha rimandato agli Stati membri l’adozione di Piani d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. L’Italia si è allineata alle prescrizioni europee nel 2014, adottando un Piano d’azione nazionale (Pan) che mira ad una sensibile riduzione dell’impiego di pesticidi in agricoltura e in ambiente urbano. Dal rapporto Eurostat (2012) però, l’Italia è risultata essere il primo paese europeo per ricorso alla chimica di sintesi nella difesa delle colture, con un consumo di pesticidi per unità di superficie coltivata doppio rispetto a Francia e Germania (pari cioè a 5,6 Kg/ha all’anno). Una criticità sollevata anche dagli ultimi rapporti dell’Ispra che documenta la massiccia presenza di pesticidi, soprattutto erbicidi, nelle acque superficiali e sotterranee pur riscontrando un calo di quasi il 12% dal 2001 al 2014 della vendita degli stessi.
Una contaminazione che continua purtroppo ad essere diffusa e cumulata, soprattutto a causa della persistenza di alcune sostanze che, insieme alle dinamiche idrologiche lente, rende i fenomeni di contaminazione ambientale difficilmente reversibili. E rispetto al glifosato c’è poi una situazione che evidenzia la mancanza quasi completa di dati a livello nazionale, di statistiche a livello locale e relativamente alla regione Emilia Romagna, mostrando la presenza di dati riferiti al 2014 solo per la Regione Lombardia e Toscana, analisi fatte in modo regolare ma che non permettono una comparazione a livello interregionale o tra la scala locale e quella nazionale e questo a causa delle differenti metodiche di indagine, lì dove presenti.
In Emilia Romagna i problemi maggiori nel 2016 appaiono localizzarsi nella zona di Bologna, Parma, Piacenza, Ravenna e Ferrara ed è da rilevare come le analisi disponibili non restituiscano dati relativi a tutte le sostanze immesse in ambiente pur essendo l’Emilia Romagna una delle regioni con un numero elevato di sostanze ricercate e mancando ancora un’indagine sistematica sul glifosato.
Ed è da queste premesse che l’associazione ambientalista e tutti i partner intervenuti indicano due campi di azione che consistono essenzialmente nel diffondere pratiche agricole e di gestione del verde alternative e sostenibili e nell’applicare un sistema di monitoraggio sempre più puntuale di tali sostanze nell’ambiente approfondendo i loro effetti reali.
Inoltre, ammonisce Legambiente, sul versante agricolo serve un cambio delle pratiche di coltivazione, aumentando la quota di superficie atta al biologico, o comunque promuovendo le forme locali di agricoltura che, pur senza il marchio bio, non impoveriscono il suolo e fanno a meno della chimica.
Insomma l’obiettivo della regione leader dei prodotti con denominazione d’origine protetta (Dop) e indicazione geografica protetta (Igp) deve essere quello di puntare al 100% biologico nel medio periodo con il passaggio intermedio del 20% entro il 2020 e tale sforzo dovrebbe partire anche dal mondo dell’agroalimentare ed in particolare dalle filiere di qualità su cui si basa anche la fama e l’export regionale. In tutto questo, un ruolo centrale rimane affidato al Piano di Sviluppo rurale che risulta il principale strumento finanziario del bilancio Regionale.
Una situazione che ci si auspica possa avvenire su tutto il territorio nazionale anche se notizie di cronaca indicano come in Italia, per far soldi, ci siano false aziende bio che commercializzavano sia in Italia sia in Europa prodotti ortofrutticoli falsamente etichettati come biologici. È l’ultimo accadimento, ma negli anni se ne sono sventati tanti di eventi similari, avvenuto a Ragusa dove la Guardia di Finanza ha sequestrato 10 tonnellate di prodotti chimici, fertilizzanti, concimi e pesticidi nell’ambito di un’operazione nei confronti di aziende certificate «bio», e che bio non erano, che percepivano anche contributi dall’Ue.
Per quanto riguarda poi il Glifosato invece solo un nulla di fatto al Comitato tecnico Ue che non ha raggiunto nessuna decisione sull’argomento... Per decidere o meno della proroga, serve una maggioranza qualificata dei Paesi e nell’ultima seduta non è riuscita a raccogliere il quorum necessario né la proposta di rinnovo della Commissione Ue per 10 anni né la posizione contraria rappresentata soprattutto da Italia e Francia.
Un discorso ampio con molte porte aperte tra rispetto della salute, dell’ambiente e l’economia globale.

Elsa Sciancalepore

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