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Le ricerche continueranno

Un sito idrotermale nel fondale marino vicino a Panarea

La campagna oceanografica nella quale è avvenuta la scoperta è stata l’ultima di diverse campagne condotte nella zona dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in collaborazione con l’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr), l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e la Marina militare, a bordo delle navi oceanografiche delle varie istituzioni, in particolare delle navi Astrea dell’Ispra, Urania del Cnr e Ammiraglio Magnaghi della Marina militare italiana

È stato pubblicato sul primo numero del 2018 della rivista scientifica «Plos One» un articolo nel quale alcuni ricercatori italiani riportano la scoperta di un importante sito idrotermale sottomarino costituito da più di 200 camini vulcanici.

Il campo, che è stato denominato «Smoking Land», è situato sul fondale marino tra l’isola vulcanica di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo.

Lo «Smoking Land» è costituito da decine di strutture a forma di cono composte soprattutto da ossidi di ferro, con un’altezza variabile da 1 a 4 m ed una base con un diametro medio di circa 3,8 m. Queste strutture mostrano delle vere e proprie bocche idrotermali alcune delle quali emettono fluidi acidi ricchi di gas costituito prevalentemente da anidride carbonica. La scoperta fornisce nuove e importanti informazioni sulle caratteristiche minero-geochimiche e biologiche dei sistemi idrotermali superficiali del mar Mediterraneo.

La campagna oceanografica nella quale è avvenuta la scoperta è stata l’ultima di diverse campagne condotte nella zona dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in collaborazione con l’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr), l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e la Marina Militare, a bordo delle navi oceanografiche delle varie istituzioni, in particolare delle navi Astrea dell’Ispra, Urania del Cnr e Ammiraglio Magnaghi della Marina militare italiana.

È stato proprio durante una campagna oceanografica condotta nel 2015, a bordo della nave Astrea dell’Ispra, campagna volta alla caratterizzazione dei sistemi idrotermali delle isole Eolie tramite l’utilizzo di un Remotely operated underwater vehicle (Rov), che è stata esplorata una zona del fondale a sud dell’isolotto di Basiluzzo che precedenti ricerche avevano già evidenziato come particolarmente interessante. Grande è stata quindi la sorpresa e l’entusiasmo dei ricercatori, a bordo dell’Astrea, quando hanno visto per la prima volta le immagini di questi enormi e numerosissimi camini fortemente colonizzati da alghe ed organismi bentonici, alcuni dei quali mostravano evidenti fuoruscite di fluidi idrotermali e bolle di gas.

Le ricerche sono state condotte da Giovanni Bortoluzzi, rilevante oceanografo dell’Ismar-Cnr spentosi poco dopo questa importante scoperta, e da altri ricercatori a seguito di un’esplosione sottomarina che si è verificata nel 2002 sul fondale tra gli isolotti di Panarea e cui è seguita un’importante attività di degassificazione.

In seguito a questa intensa attività idrotermale sottomarina i ricercatori dell’Ismar-Cnr, dell’Ispra, dell’Ingv e il personale della Marina Militare hanno condotto numerose campagne oceanografiche con varie strumentazioni per studiare approfonditamente tutta l’area e individuare altre zone di degassificazione. Queste attività di ricerca, riservando sempre nuove sorprese scientifiche, hanno spinto i ricercatori italiani ad approfondire sempre di più le indagini fino ad arrivare alla scoperta dello «Smoking Land».

I primi dati raccolti con le campagne oceanografiche condotte nell’area e tramite le analisi di laboratorio, cui hanno collaborato anche le Università di Messina e di Genova e l’Istituto per l’ambiente marino costiero (Iamc) di Messina, hanno permesso ai ricercatori italiani di ipotizzare che lo «Smoking Land» e le altre aree della zona oggetto di rilascio di fluidi e bolle di gas (gas venting) siano dovute ad una risalita di gas idrotermali profondi che innescano una circolazione di acqua marina nel sottofondo, questa, insieme ai gas idrotermali, risale lungo delle vie preferenziali, in questo caso dei piani di faglia, fuoruscendo dai camini vulcanici e da altre aree adiacenti o accumulandosi nel sottofondo per l’impermeabilizzazione del fondale marino. Tutto ciò porta alla formazione di aree del fondale in cui le rocce e i sedimenti sottostanti sono in sovrappressione e questo potrebbe sfociare in un improvviso e intenso rilascio di gas o in una vera e propria esplosione come quella del 2002.

Ipotesi queste che mettono in evidenza la necessità di nuovi studi scientifici per capire la genesi e il possibile evolversi di tali strutture sottomarine e un continuo monitoraggio dei fondali tra l’Isola di Panarea e l’isolotto di Basiluzzo per valutare la presenza di eventuali rischi per le popolazioni locali, per le strutture costiere e la navigazione dovuti a possibili esplosioni gassose del fondale.

Elsa Sciancalepore

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