Villaggio Globale

Villaggio Globale, mediante un sistema di articoli connessi fra loro e scritti da scienziati, docenti universitari o da divulgatori specializzati, affronta su argomenti monotematici i problemi che preoccupano l’attuale società e stanno mettendo in pericolo la vivibilità delle generazioni future.

Il nuovo numero di «Villaggio Globale»

Nessuno può fermare la navigazione delle idee

foto di A. Perrini
foto di A. Perrini

Un'idea naviga silenziosamente, s'incunea nella mente e fermenta, produce altre idee e si sviluppa. Si impossessa del pensiero e si allarga. Genera polemiche, lotte, ideologie e altri pensieri. Si sviluppa continuamente e non è governabile. Molti tentano di intercettarla, la deviano, la esorcizzano e a volte ci riescono per anni, ma poi, come un fiume carsico riemerge ed irrompe pura, fresca, potente e spazza il falso e le incrostazioni

C'è una navigazione invisibile ma potente e non controllabile, è quella delle idee.
Un'idea naviga silenziosamente, s'incunea nella mente e fermenta, produce altre idee e si sviluppa. Si impossessa del pensiero e si allarga. Genera polemiche, lotte, ideologie e altri pensieri.
Si sviluppa continuamente e non è governabile. Molti tentano di intercettarla, la deviano, la esorcizzano e a volte ci riescono per anni, ma poi, come un fiume carsico riemerge ed irrompe pura, fresca, potente e spazza il falso e le incrostazioni.
Resta la sofferenza e l'oblio per coloro che per primi l'hanno elaborata.
Ma ci può essere un copyright? O un'idea è la naturale evoluzione dell'azione? È la via più logica che prende il pensiero per produrre il massimo del risultato con il minimo sforzo?
Come è risibile la caccia al fondatore, la lotta per appropriarsene. Che senso ha scoprire qual è stato il primo uomo che ha inventato l'arco? Chissà quanti ci hanno pensato e hanno cercato di fabbricarlo... poi c'è stato uno che per fortuna, per ostinata ricerca, ha trovato il legno giusto, l'angolazione esatta in un giorno preciso ed in una stagione precisa...
È evidente che con l'accumulo delle conoscenze, con quella che noi chiamiamo cultura, uomini che avevano esercitato i neuroni a memorizzare gli eventi e le conoscenze meglio di altri, sono riusciti ad accrescere le conoscenze, le invenzioni, le idee.
Siamo un popolo che naviga verso il futuro e il dramma è che non tutti ne hanno consapevolezza. Per questo ci si divarica fra egoisti e altruisti, razzisti e non razzisti, uomini di fede e laici... pensate solo per un istante, se tutti navigassimo consapevolmente verso la stessa meta, quale immenso potenziale potremmo sviluppare...
Questo numero 79 di «Villaggio Globale», appena messo on line, è sul navigare, vuole avere questo senso. Non so se ci siamo riusciti ma siamo tutti in navigazione e ci abbiamo provato, sia quelli che hanno tentato sia quelli che non lo hanno fatto.

Riportiamo, come al solito, l’Editoriale del Direttore, Ignazio Lippolis.

 

Navigare, e subito la fantasia corre e apre mille possibili scenari pescati dal bagaglio personale di conoscenze e dalle aspirazioni di ognuno.
Tutti però, ma proprio tutti, nascondono la ricerca del nuovo, l'ansia per esperienze arricchenti o favolose. È la ricerca della scoperta, l'illusione di calpestare suoli e terre per la prima volta. È l'eterno Ulisse che è in noi. È l'aspirazione archetipo della nostra specie.
Guai se non ci fosse nel nostro Dna questo comando imperioso. E tutti ad affannarsi nel dire che questo ha portato alle conoscenze e alla crescita dell'umanità. Ma è proprio così? Ne siamo certi?
Una corretta navigazione non ha bisogno solo della febbre della navigazione, fine a se stessa. Solo con quella non si va lontano.
Ulisse era un abile marinaio, ma era anche scaltro, conosceva i pericoli e si premuniva per non avere sorprese. Esemplare è l'episodio delle sirene. Lui non rinuncia a conoscere ma si premunisce contro le sorprese sgradevoli perché intuisce i limiti e i pericoli.
I limiti. Questo è un concetto chiave, fondamentale, imprescindibile per il successo. Andare a schiantarsi contro un muro, cadere da un precipizio, venire meno per l'assunzione di un cibo o una sostanza non segna il limite di niente. Perché il rapporto fra tensione e rottura non è universale ma strettamente legato al materiale. Voglio dire che il limite fisico non è uguale per tutti gli uomini ma varia da uomo a uomo e, arrivando al punto di rottura, non potrò essere utile nel descrivere lo sforzo e l'esperienza. Quindi? Una perdita e basta.
Le storie della «navigazione» umana sono purtroppo ricche di vicende inutili proprio perché senza un limite. E sono quasi sempre episodi di violenza.
È nell'uomo post duemila che si perde totalmente il concetto del limite. Più l'uomo acquista conoscenze più perde il senso del limite perché autoconvinto di poter porre rimedio a tutto. Si sente più vicino alla onnipotenze salvo a cadere miseramente.
La tecnologia e la «fede» nella scienza da essere un supporto all'uomo nel suo navigare nella vita sono diventate la certezza della salvezza, le soluzioni e le riparazioni a tutti gli errori umani.
Di questa falsa filosofia si alimentano coloro che deridono le paure per il riscaldamento globale e la perdita di biodiversità, certi che la scienza porrà rimedi e ricostituirà l'ambiente danneggiato ricreando una realtà priva di quegli elementi che limitano il nostro navigare. Una sorta di ri-creazione pur essendo totalmente ignoranti sui meccanismi della chimica dell'atmosfera, sui movimenti geologici e sul nostro navigare nello spazio e quindi tutte le realtà astronomiche da noi completamente sconosciute.
È un navigare a vista, una vista cortissima, quasi una cecità. E quindi non una politica dei piccoli passi, conoscenza dopo conoscenza, come è stato per le civiltà che ci hanno preceduto, ma una prepotenza e saccenteria dell'ignorante.

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