Villaggio Globale

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Allarme dal «National Geographic Deutschland»

Nel 2011 saremo sette miliardi

Tali previsioni sono considerate attendibili dalla maggior parte degli studiosi. Si possono verificare imprevedibili mutamenti sociali, economici e culturali. La popolazione mondiale sarà esattamente il doppio rispetto al 1960

Saremo in oltre 7 miliardi alla fine del 2011. Questo è quello che riferisce la rivista «National Geographic Deutschland». Tali previsioni sono considerate attendibili dalla maggior parte degli studiosi, a differenza di quelle che si spingono ben oltre e che non possono prevedere quali mutamenti sociali, economici, culturali si verificheranno come risposta inevitabile a un così imponente mutamento.

Quello che si registrano sono i superconsumi nei Paesi ricchi e una sovrappopolazione evidente nei Paesi poveri; questi due elementi sommati non possono far altro che spingere la Terra nel tunnel della crisi, con il potenziale, inevitabile scoppio di nuovi conflitti armati per l'accesso alle fonti energetiche, all'acqua, alle materie prime, ai territori fertili e a tutte le risorse indispensabili alla sopravvivenza; non è infatti scontata, e a dirlo sono molti scienziati, la possibilità che la Terra sia in grado di offrire energia e materie prime per così tante persone. Se non cambieranno i ritmi attuali di consumo e di gestione dell'energia e dell'ambiente poco si potrà fare per salvare il nostro Pianeta e la popolazione che lo abita.

Come tappa simbolica e intermedia di questa crisi planetaria, la rivista tedesca indica l'autunno del 2011, quando avverrà il superamento dei sette miliardi di uomini e donne che vivono sulla Terra: perché allora la popolazione mondiale sarà esattamente il doppio rispetto al 1960.

Bisogna considerare, in questo esponenziale aumento demografico, le notevoli differenze che, attualmente, si registrano fra Paesi avanzati, arrivati quasi al «punto zero» della crescita, e Paesi in via di sviluppo che contribuiscono al 90% dell'incremento demografico odierno. Particolarmente forte è l'aumento in India dove, se tutto continua secondo il trend attuale, nel 2030 ci saranno 1,6 miliardi di persone, superando così anche la Cina come numero di abitanti, e al raggiungimento di questi risultati ci sarebbero anche politiche differenti tra le due grandi potenze con una Cina che ha cercato di limitare i danni mettendo in atto un'attenta politica di controllo demografico differendosi, pertanto, dall'India.

E la forte pressione antropica porta, inevitabilmente, ad un degrado ambientale che si ripercuote sugli equilibri dell'intero sistema Terra. L'erosione del suolo, il disboscamento, l'eccessivo sfruttamento di terre poco produttive sono una conseguenza dell'enorme bisogno di aree da coltivare per una popolazione in aumento.

Questi comportamenti contribuiscono ad accelerare il processo di desertificazione e, di conseguenza, a ridurre il suolo fertile di molti Paesi in via di sviluppo. La sovrappopolazione, inoltre, determina maggior fabbisogno alimentare, molta più energia, più materie prime, ecc. In definitiva un problema complesso che necessita di politiche più attente allo sviluppo demografico; la popolazione mondiale è in forte crescita e i disagi, rispetto a quelli che il nostro Pianeta tollerava fino a pochi decenni fa, sono consistenti; le terre da occupare, le energie da sfruttare, l'ambiante da salvaguardare è rimasto sempre lo stesso, la popolazione che lo abita è aumentata esponenzialmente a discapito dei vecchi equilibri. Bisogna trovarne di nuovi, questa è naturale deduzione ma anche evitare che, seppur trovandoli, questo non basti scientificamente a soddisfare tutti; che poi, di che tutti stiamo parlando, è facile sfogliare un giornale o vedere immagini in televisione di terre, generalmente concentrate nel sud del Mondo, devastate dalla fame, dalla sete, dalla mancanza di tutto. Forse sono allora propri gli equilibri, ad oggi niente affatto «equilibranti», da risistemare per permettere, a tutti gli abitanti di questo vecchio Mondo, una vita dignitosa che non veda negati gli elementi basilari di sostentamento.

Elsa Sciancalepore

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