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A Prato

Un lager al posto del Centro di scienze naturali

Sotto sequestro il centro di Galceti. Le ipotesi di reato vanno dal maltrattamento degli animali al bracconaggio, dalla detenzione illegale di armi fino al deposito incontrollato di rifiuti speciali. La struttura è stata affidata in custodia al sindaco

Da fiore all'occhiello della provincia e dell'intera regione, a protagonista di una bufera giudiziaria. È questa la sorte del Centro di Scienze Naturali di Galceti a Prato, posto sotto sequestro penale preventivo, mentre lo storico direttore del Centro e tre persone dello staff sono stati indagati per un lungo elenco di reati, che vanno dal presunto esercizio abusivo della professione veterinaria al maltrattamento di animali e ad illeciti legati alla caccia.
Il sequestro dell'intera struttura, che ricade all'interno dell'Area Naturale Protetta di Interesse Locale del Monte Ferrato e del Sito di Interesse Comunitario (Sic) del Monte Ferrato-Monte Javello, è stato eseguito dagli agenti del Nucleo Investigativo provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (Nipaf) di Prato coadiuvati dalla Polizia Provinciale di Prato. I sigilli sono scattati al termine di una lunga attività investigativa, iniziata nei primi mesi del 2009 sulla base di segnalazioni e testimonianze da parte dei volontari che prestano servizio nella struttura.
Già nel giugno scorso, per chiarire l'ipotesi del reato di esercizio abusivo della professione veterinaria da parte del direttore del Centro, c'era stata una prima perquisizione dell'intera struttura, compresa l'abitazione del direttore stesso all'interno del parco.

Ad avallare l'ipotesi, oltre alle testimonianze, le numerose confezioni di medicinali scaduti e per uso umano rinvenute all'interno dell'infermeria destinata alla cura degli animali. In quella stessa occasione gli agenti avevano avuto modo di accertare anche la situazione di forte degrado e irregolarità diffusa in cui erano tenuti gli animali vivi, fra i quali daini, cervi e cinghiali, uccelli e rettili. Parte di questi venivano alimentati con mangimi scaduti o totalmente inadeguati alla loro natura, come liquirizie, bibite gassate e alcoliche e merendine recuperate da centri di grande distribuzione alimentare.
Probabile anche l'ipotesi che nel Centro si praticassero attività di caccia abusiva e detenzione illegale di armi. Sono state infatti sequestrate 5 trappole utilizzate per la cattura di animali selvatici, due delle quali dotate di un meccanismo di attivazione azionabile in un caso direttamente dall'ufficio e nell'altro dall'abitazione del direttore. Nei congelatori presenti nella struttura del Centro sono stati trovati 240 esemplari morti di storno (la cui cattura e detenzione è assolutamente vietata), catturati, abbattuti e detenuti illegalmente, e alcuni esemplari di piccione domestico uccisi illegalmente con armi da fuoco. Gli storni presentavano evidenti segni di schiacciamento manuale del cranio, tali da permettere di ipotizzare anche il reato di maltrattamento. Ad aggravare il quadro indiziario, sono state trovate nell'abitazione del direttore anche un'arma e un centinaio di munizioni non denunciate, oltre a una carabina calibro 22, arma vietata per la caccia, carica e pronta all'uso. Tutte le scoperte rientrano in una cornice di generale degrado, che ha portato ad accertare anche il reato di deposito incontrollato di rifiuti speciali, riscontrato in seguito al ritrovamento di vari cumuli di scarti distribuiti in diversi punti del parco.

(Fonte Corpo forestale dello Stato)

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