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Ormai è guerra aperta

La Basilicata dice no agli Ogm

L'importanza di essere liberi da organismi geneticamente modificati risulta notevole e avente una duplice valenza. Da un verso c'è l'indiscussa protezione della tutela della salute dell'uomo e dell'ambiente, dall'altro c'è la tradizione, la storia di una terra che nella valorizzazione di produzioni tipiche ripone l'arma vincente per una competizione globale

È e deve rimanere un Paese libero da Ogm. Questo è il parere degli assessori regionali all'agricoltura che hanno votato all'unanimità respingendo le linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate. Questa decisione risulta un passo decisivo per un'Italia Ogm-free ed è una notizia positiva per gli agricoltori e i consumatori italiani che vedono finalmente prendere delle decisioni forti e chiare a chi le leggi le fa e le rende applicative.

In questo contesto di soddisfazione generale per il made in Italy, sicura appare la posizione della regione Basilicata che, ricordiamo, ha voluto introdurre la identificazione di «regione Ogm free» per rafforzare la propria posizione di netta contrarietà all'introduzione degli Ogm.

La posizione della Basilicata è stata espressa, in conferenza Stato-Regione, dal presidente Vito De Filippo e dall'assessore Vilma Mazzocco, e la stessa risulta assolutamente in linea con l'appello rivolto, ai presidenti delle regioni e agli assessori regionali all'agricoltura, da un ampio cartello di organizzazioni professionali agricole, associazioni di tutela dei consumatori, ambientaliste e di valorizzazione dei prodotti tipici e di qualità che hanno promosso una campagna denominata «Cibo Ogm? No Grazie». L'importanza di essere liberi da Organismi geneticamente modificati (Ogm) risulta, come ben spiega il presidente De Filippo, di importanza notevole e avente una duplice valenza. Infatti, se da un verso c'è l'indiscussa protezione della tutela della salute dell'uomo e dell'ambiente, dall'altra c'è la tradizione, la storia di una terra che nella valorizzazione di produzioni tipiche ripone l'arma vincente per rincorrere una competizione globale fatta di vincenti risultati.

Un patrimonio agricolo composto da prodotti che molto spesso sono risultati anche oggetto di pirateria, sicuramente pratica da combattere ma che ben fa capire che lo spingere verso una omologazione di prodotti assolutamente privi di ogni qualsivoglia capacità di produzioni tipiche di qualità, nel sito specifico di analisi, è un argomento totalmente fuori luogo. L'obbligo delle etichette sugli alimenti per promuovere il made in Italy, obbligo al quale le regioni tutte sicuramente non si tireranno indietro soprattutto dopo il via libera della commissione Agricoltura della Camera, è qualcosa che ben spiega l'importanza e la passione con la quale ci si dedica all'argomento. Ma la regione Basilicata non si mostra solo in una posizione «difensiva» degli interessi di agricoltori e consumatori, ma con l'istituzione di un repertorio regionale, commissioni tecnico-scientifiche, intende attuare programmi settoriali di intervento, anche con il supporto scientifico di strutture, centri, istituti di ricerca ed università.

In definitiva, una realtà esemplare che evidenzia una posizione netta di difesa della biodiversità agricola e della tutela delle colture locali che risultano il punto di forza di una regione che vive di un modello di agricoltura che non può prescindere dalla difesa dell'agrobiodiversità. Una battaglia costante agli Ogm, per difendere sì la sicurezza alimentare ma anche un modello di produzione agricola e di consumo ecosostenibile e socialmente condiviso.

E ora quale sarà la posizione del ministro dell'Agricoltura Galan? Anche se i segnali che continuano ad arrivare sono di «sfida» alle regioni, attraverso la minaccia che se le stesse non daranno via libera alla coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e geneticamente modificate sarà lui stesso a farlo, in sede comunitaria la sua posizione deve necessariamente risultare di rappresentanza rispetto a quanto deciso in conferenza Stato-Regioni, ossia, come più volte ribadito, deve essere evidente la sua assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale. Questo è come la questione dovrebbe procedere, vedremo se i fatti daranno ragione alle supposizioni così indiscutibilmente ragionate; e la storia procede.

Elsa Sciancalepore

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