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Uno studio in fase di pubblicazione

Il radon «precursore» di un sisma

I ricercatori dell'Ingv e dell'Università Roma Tre analizzano i fenomeni legati a questo gas come la diminuzione e l'aumento del suo rilascio prima di un terremoto

Nuovi scenari si aprono per la definizione dei meccanismi che determinano la diminuzione e l'aumento del rilascio del gas radon prima di un terremoto; questo grazie ad uno studio firmato dai ricercatori dell'Ingv e dell'Università Roma Tre in fase di pubblicazione su «Geophysical Reaserch Letters». Il lavoro illustra che la diminuzione di gas radon può essere l'anticipatore di processi di fratturazione e quindi anomalie negative di liberazione del gas dovrebbero essere valutate rilevatrici di imminenti rotture.

In effetti, però, la deformazione e la rottura di rocce durante un terremoto può portare sia alla diminuzione sia all'aumento del radon. Difatti, come spiegano gli scienziati, è noto che le rocce hanno un contenuto variabile di porosità, dove per porosità si intende la percentuale di vuoti all'interno della roccia.

Si potrebbero pertanto avere due presupposti differenti che porterebbero a risultanze diverse unicamente dettate dalla natura della roccia; le rocce come basalti o graniti ad esempio, che contengono piccole quantità di vuoti, sottoposte a un carico daranno luogo a fratture con conseguente aumento di emissione del radon.

In altri casi, invece, sia ci trovassimo in aree vulcaniche e quindi in presenza ad esempio di tufi sia in zone di faglia con arenarie e conglomerati, avremmo che le rocce, contenendo un'alta percentuale di vuoti spesso superiore anche al 30%, avranno un comportamento inverso a quello precedentemente determinato, ossia, in una fase preliminare, sottoposte a carico imploderanno bloccando i vuoti disponibili e successivamente, raggiunta una soglia di densificazione critica, si procederà con la formazione di fratture. In termini di rilascio di gas, come il radon, questo si tradurrà inizialmente in una diminuzione di emissione e soltanto a seguito della formazione delle fratture, in un aumento dell'emissione provocato dalla creazione di nuove «vie di fuga» per i gas.

Partendo da questa base di conoscenza prettamente geologica dei luoghi, lo studio ha permesso di isolare i meccanismi fisici nelle rocce responsabili della diminuzione e dell'aumento dell'emissione di radon, variazioni valutate sul terreno prima di eventi sismici o vulcanici.

Nei prossimi anni si potranno sviluppare modelli per delimitare le variazioni di emissione di radon esaminate e fornire, pertanto, una base quantitativa all'interpretazione delle anomalie di questo gas prima di eventi sismici e vulcanici.

Il professor Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, evidenzia che il terremoto è una frattura delle rocce che costituiscono la crosta terrestre. Alla frattura si perviene dopo un lungo processo di deformazione di quella che sarà la zona epicentrale. La deformazione provoca variazioni delle proprietà fisiche e chimiche delle rocce. E sono proprio queste variazioni, chiamate fenomeni «precursori», quei mutamenti che talvolta precedono un terremoto. Il loro studio è sostanziale per capire come indirizzare il processo di deformazione, che è strettamente connesso alla dinamica interna molto energetica del nostro Pianeta. Lo studio dei fenomeni «precursori» può farci capire come lavora la Terra; ed è proprio questo affascinante aspetto che è l'evoluzione fondamentale dello studio.

Elsa Sciancalepore

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