Villaggio Globale

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In Brasile

Eucalipti in Amazzonia per fare cellulosa

Queste immense piantagioni forzate stanno distruggendo un bene immenso e danneggiando il tessuto sociale dei nativi

«Se il deserto verde continua a crescere, presto non ci sarà abbastanza acqua da bere e terra per produrre cibo». Il deserto verde: sembra un nonsenso, ma non lo è. Sono le piantagioni. Il 21 settembre è stata la giornata mondiale contro le piantagioni, una crescente minaccia per le foreste e gli ecosistemi naturali. Le piantagioni appaiono come immense file di alberi tutti uguali, spesso specie aliene, ossia provenienti da altri continenti. Sono verdi ma sotto il verde c'è il deserto: la vita e la diversità biologica al loro interno scompaiono, e si prepara la desertificazione, quella vera: gli alberi a crescita rapida, consumano voracemente nutrienti e acqua, acidificano il suolo, svuotano le falde acquifere.

In Brasile, le comunità indigene Tupinikim e Guaraní difendono da anni i loro piccoli campi e le loro foreste dall'avanzata delle piantagioni. Questa avanzata ha un nome: Aracruz Celulose S.A., il maggiore produttore mondiale di cellulosa da eucalipto.  La Aracruz ha distrutto oltre 50mila ettari di Mata Atlantica, la preziosa foresta costiera brasiliana, un ecosistema ancora più ricco di vita della stessa Amazzonia. Distrutta nei secoli scorsi per fare posto alle piantagioni di zucchero, caffè e cacao, ora quel poco che rimane della Mata Atlantica (tra il 2 e l'8 per cento, a seconda delle stime) viene eroso per fare spazio alle piantagioni di eucalipto per la carta. La Aracruz fa la parte del leone, con oltre 320mila ettari di piantagioni di Eucalipto nello stato brasiliano di Espirito Santo. Di questi, 11.000 ettari sono stati occupati agli indigeni, occupando i loro territori tradizionali e scacciando 8.500 famiglie. La Aracruz consuma circa 250mila metri cubi di acqua al giorno, l'equivalente di una città di 2,5 milioni di abitanti. Le sue piantagioni hanno prosciugato i torrenti, avvelenato i residui corsi d'acqua con i pesticidi, provocato intossicazioni.  «La monocoltura dell'eucalipto provoca rotture nei legami sociali ed è una forma di coltivazione che utilizza intensivamente i nutrienti del suolo e soprattutto quantità molto superiori di risorse idriche, rispetto alle altre colture, ed espelle dall'area rurale la figura umana, così come le culture che garantiscono la diversità biologica», commenta Carlos Tautz, dell'Istituto Brasiliano di Analisi Sociali ed Economiche Ibase. Nel 2005 la Casa Reale di Svezia ha ritirato i propri investimenti dalla Aracruz, a causa del suo coinvolgimento nelle molteplici violazioni dei diritti umani. Pochi mesi dopo l'impresa, con l'appoggio della polizia federale, ha fatto irruzione in diversi villaggi indigeni Tupinikim e Guaraní, radendo al suolo gran parte degli insediamenti. Lo scorso anno la Aracruz ha approvato un piano che prevede il raddoppio della produzione entro il 2012. Intanto sono sempre più documentate le denunce sulla desertificazione in corso nelle aree piantate a eucalipto.

(Fonte Salva le Foreste)

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