Villaggio Globale

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Dal Mar Caspio in Italia

Pregi e difetti del «corridoio meridionale del gas»

Il fronte di approdo delle tubazioni in Italia è il Salento; bisognerà scavare nella falesia per permettere il passaggio del tunnel, si registrerà un incremento netto di emissioni di gas in atmosfera, si dovranno espiantare gli ulivi secolari per dar possibilità alle squadre di operare

Poco ancora si narra del progetto che ben presto modificherà la linea di azione e di trasporto del gas dalle regioni del Mar Caspio all'Europa. Bene questo progetto esiste già da tempo ed è conosciuto con il nome di Tap (Trans adriatic pipeline).

Ma facciamo un po' il punto della situazione.

Non tutti sanno che più di due terzi delle riserve di gas accertate del Mondo giacciono in Russia, in Medio Oriente e nella regione del Mar Caspio. Queste riserve sono sufficienti a coprire la domanda europea per molti decenni a venire. L'Europa però, attualmente, lega la maggior parte dalle forniture di gas alle riserve esistenti in Russia e trasportate a mezzo di diversi gasdotti già esistenti. Non sono stati creati ancora gasdotti che possano collegare l'Europa alle riserve di gas esistenti in Mar Caspio e in Medio Oriente. Tuttavia, l'Europa si è resa conto della necessità strategica di diversificare le sue forniture di gas che ovviamente porteranno, dal punto di vista strutturale, alla necessità di costruire infrastrutture alternative che possano rendere disponibile un «nuovo» gas in tutta Europa.

Ed è proprio in vista di questa prospettiva futura che si è fatto strada un progetto dalle dimensioni colossali che vede la creazione del cosiddetto «corridoio meridionale del gas», termine utilizzato dalla Commissione europea per descrivere i progetti che prevedono la creazione di un nuovo e alternativo corridoio di approvvigionamento di gas per l'Europa.

Oggi il sistema di gasdotti che trasportano gas dalla regione del Caspio si blocca nei pressi del confine con la Grecia; il gas naturale al momento non può raggiungere i mercati europei a causa di questo «anello mancante» e il progetto Tap si propone come la più diretta connessione logica e conveniente per il trasporto di gas naturale dal Mar Caspio all'Europa, con connessione diretta Grecia-Italia.

Ma diamo un po' di numeri.

Bene, il percorso Tap sarà di circa 800 chilometri di lunghezza (478 km in Grecia, 204 km in Albania, 105 km al largo del Mar Adriatico; 4 km in Italia). Il punto più alto della Tap avrà un'elevazione di circa 1.800 metri s.l.m. in prossimità delle montagne dell'Albania, mentre la sua parte più bassa in mare aperto sarà a circa 810 metri di profondità.

La capacità sarà inizialmente di circa 10 miliardi di metri cubi l'anno, energia sufficiente a colmare i fabbisogni di ben 3 milioni di famiglie; successivamente la capacità di trasporto del gasdotto potrà essere ampliata a 20 miliardi di metri cubi l'anno.

E i benefici economici derivanti da questo progetto?

Innanzitutto, il progetto ha l'obiettivo di eliminare la dipendenza da un unico fornitore di energia con vantaggi economici evidenti. Permetterà, in secondo luogo, ad alcuni Paesi come l'Albania, il Montenegro e il Kosovo di essere collegati alla rete del gas; questi Paesi risultano ad oggi, infatti, assolutamente dipendenti dal petrolio e dal carbone.

Inoltre, consentirà ad alcuni Paesi del Sud-Est Europa di garantire la domanda di energia sempre crescente.

Bene ma allora questo progetto è una manna dal cielo, porterà giovamento, anche in termini di creazione di posti di lavoro, a tutti e consentirà l'innalzamento vertiginoso del Pil delle nazioni europee che beneficeranno dell'infrastruttura.

Forse, però, c'è qualcosa che non viene raccontata restituendo l'importanza che merita. Cerchiamo di fare un po' di luce e di dare forza agli aspetti critici della vicenda.

Bene, non tutti sanno che il colossale affare della Tap è un progetto a cui molto hanno lavorato gli uomini di Berlusconi e di D'Alema. In barba alle migliorie in termini di approvvigionamento energetico, da valutare successivamente in termini di costo/guadagno, il progetto rappresenta, per certo, un business da 280 miliardi di euro l'anno sul quale presero accordi Gianpaolo Tarantini, nel suo periodo di vicinanza a Silvio Berlusconi e Roberto De Santis, braccio economico di Massimo D'Alema, in una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza di Bari nell'ambito dell'«inchiesta escort». Della serie, quando l'affare è ghiotto, la politica va a braccetto, non si distinguono differenze di colore e questo per il «bene del Paese».

E dal punto di vista ambientale, cosa rappresenterebbe il progetto?

Bene, un'opera enorme che provocherebbe un impatto ambientale massiccio in tutte le nazioni coinvolte. Il fronte di approdo delle tubazioni in Italia è il Salento; nessuno parla del tunnel che necessariamente dovrà essere scavato nella falesia, delle emissioni di gas in atmosfera, degli ulivi secolari che bisognerà espiantare per dar possibilità alle squadre di operare.

In definitiva, in una Europa che parla di efficienza energetica, di sviluppo energetico da fonti rinnovabili, di minor dipendenza da fonti energetiche fossili, si continuano a finanziare progetti che vanno esattamente nella direzione opposta; c'è una discrepanza tra quello che si legifera e quelle che sono le prospettive di sviluppo a lungo termine.

Il nostro ambiente, la sopravvivenza del genere umano sono fortemente in pericolo e non ci sono azioni evidenti che diano un segno di conversione a quanto, sino ad ora, ha rappresentato l'unico modus operandi conosciuto e applicato.

Bisogna far sentire la nostra voce, ci dobbiamo riprendere il nostro futuro e per far questo dobbiamo conoscere tecnicamente e politicamente ciò che ci è intorno e questo al fine di realizzare una partecipazione critica alla vita pubblica comune.

A Melendugno (Lecce), il 16 febbraio, è stato organizzato un incontro per parlare di Tap; saranno coinvolte le comunità locali che si troveranno a discutere della prima bozza della Valutazione di impatto ambientale (Via) e Sociale, e sarà l'occasione per informare i residenti dei piani in progetto, raccogliere feedback.

Per maggiori informazioni sull'argomento consultare il sito http://www.trans-adriatic-pipeline.com/ e un servizio, un po' datato, di Telerama.

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Elsa Sciancalepore