I nodi della questione: il deficit di coscienza
I nodi della questione del discrimine, posto dal rapporto «mondo fisico/mente», nei paesi a economia più avanzata, non sono determinati dalla diversità dei punti di vista di particolari settori disciplinari (che possono, invece, offrire solo buone alternative alle nostre scelte). A determinare il deficit di espressione del nostro «avere coscienza» è, infatti, il «come» è organizzato l'«uso» delle «conoscenze», qualunque esse siano, e il «come» viene «deformata» la realtà e adattata a strategie di potere finalizzate a perseguire consensi e sottomissioni e a evitare gli ostacoli creati dai diritti alla partecipazione nei momenti delle scelte, all'espressione consapevole di un proprio modo responsabile di vedere e progettare le cose, alla condivisione di finalità, obiettivi e metodi.
Vengono, così, imposti principi generali (che in altre situazioni sarebbero stati criticati e respinti come «inconsistenti prospettive utopiche») e si magnificano le «improbabili meraviglie» degli equilibri di mercato, le «illusioni» del liberismo come motore dello sviluppo, le «virtù introvabili» dell'economia dei consumi, lo «sviluppo distruttivo», sui quali avanzano le tecnologie senza una corretta «analisi costi/benefici», senza una preventiva «valutazione degli impatti». Dunque, tutto un piano di condizionamento della realtà che dovrebbe permettere (secondo le storie raccontate ad un popolo di sprovveduti, non certo per vocazione) di ottenere il meglio di tutto, con sempre meno risorse e più profitti (come recita uno slogan che fa riferimento al mito di uno sviluppo tecnologico che diventa progresso umano). Ma si tratta solo di opinioni dissennate di un gruppo di entusiasti buontemponi e di fanatici esaltati che si perdono nelle chiacchiere a sostegno del loro modo autoreferente, irrazionale e distruttivo di operare. Un gruppo di sostenitori di follie ideologiche, in caduta libera verso il collasso delle relazioni vitali di questo mondo. Un sistema di devastazioni globali che, purtroppo, si arresterà solo dopo aver prodotto il massimo del danno possibile.
Gli scenari autoreferenti delle ideologie non ammettono controversie e anzi, ostacolano, in modi anche estremi, tutto ciò che considerano una arbitraria difformità dai propri riferimenti assoluti. Sono deviazioni ideologiche (che ci allontanano da un mondo di relazioni) delle quali converrebbe solo prendere atto, per non finire col perderci in inutili contrapposizioni che rischiano solo di trascinare tutti verso posizioni altrettanto ideologiche quanto quelle che si vorrebbero contrastare.
Conviene, invece, che tutti ci impegniamo a lavorare, in altre propositive direzioni, anche perché il tempo non è una risorsa inesauribile e quello a nostra disposizione potrebbe essere molto limitato. In realtà, abbiamo urgente bisogno di spaziare in dimensioni ampie ed articolate, per simulare, nel migliore dei modi, la dinamica dei fenomeni complessi e dare buona efficacia e intelligenza al nostro lavoro, di scoperta e di creazione di modelli di interpretazione della realtà, in sintonia con gli equilibri naturali e con la ricerca e la buona manutenzione, in tempo reale, del senso del nostro esistere.
In questi contesti possiamo riconoscere il deficit di coscienza nei sintomi avanzati di una crescente paralisi della partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica, una paralisi predisposta dai poteri, ma anche favorita da una nostra equivoca, se non cinica, inerzia.
Sembra, infatti, che nessuno sia disposto a riflettere e a trovare in se stesso fondamenti, profondi e motivati, per un cambiamento meditato di punti di riferimento. C'è da riflettere sulle scellerate resistenze al cambiamento del quadro, inequivocabilmente rovinoso fornito dall'attuale e imperante modello liberista, di organizzazione del sistema economico-finanziario mondiale. Un modello di organizzazione pieno di eccezioni e di fallimenti e privato, invece, di occasioni di progresso umano e di innovazioni strutturali per un sistema economico finalizzato all'equilibrio globale del rapporto risorse/bisogni.
È vero, siamo di fronte a un fenomeno di predominio ideologico del liberismo che, come un sistema di tipo teocratico e fondamentalista, impone un'unica verità, ma questa realtà, per quanto dura da affrontare, non può giustificare la nostra inerzia. Coscienza, in questo caso, è saper comprendere e saper denunciare il liberismo come sottile e infida struttura del male che opprime le libertà, quelle che sono da condividere e non quelle preconfezionate (che sono solo da somministrare ad un popolo di sudditi e che, in concreto, sono invece organizzate in favore di gruppi di privilegiati e di furbastri che difendono i propri interessi a danno di tutti gli altri). Una struttura, imposta e senza alternative, che non solo è un male (inteso come sottrazione di Bene), ma che, soprattutto, è attivo nel ricrearsi e nel diffondersi (nelle forme più diverse e nascoste, ma anche più adatte a far presa nei diversi momenti e contesti del nostro vivere) e che rende l'uomo, nello stesso tempo, vittima e carnefice di azioni distruttive. Una struttura che, nell'assolutezza del potere (che il male concede e fa subire), non permette di fare riferimento alla propria coscienza per esprimere alternative, per esercitare responsabilità e che lascia, invece, campo libero a un fare senza senso che ci travolge e che ci tocca in sorte come se fosse un destino.
Eppure siamo in presenza di un significativo impegno (da parte di un numero non irrilevante di nostri simili) a seguire e favorire un mondo di relazioni e di ricerche sul proprio essere e sul voler condividere le risorse di una comune condizione umana. Purtroppo, tutto questo sembra non bastare perché ogni alternativa, sicuramente urgente e vitale, trova impedimenti nel generare una massa critica, di volontà diffuse, capace di dare vita a nuovi orientamenti e, dunque, sembrerebbe che non rimanga altro che assistere amaramente agli avvitamenti distruttivi di un sistema condannato ai fallimenti, ma che sopravviverà a se stesso fino al proprio collasso, fin quando, cioè, potrà drenare risorse naturali e asservire intelligenza e lavoro umano.