Un «termometro» dell'evoluzione tecnologica in rete
Un'altra caratteristica del Pirelli Internetional Award era la sua funzione di «termometro tecnologico», come amavo chiamarlo io. Ogni anno, infatti, ci rendevamo conto dell'evoluzione della tecnologia multimediale grazie alle candidature che ci arrivavano. Oggi basta ripercorrere a ritroso i vincitori delle varie edizioni (dodici, dal 1996 al 2007) per richiamare alla mente le tappe fondamentali della multimedialità: 1996, il semplice ipertesto vinse la prima webzine scientifica italiana («Galileo»); nel 1997 un ricercatore svizzero utilizzò nel suo lavoro di chimica i primi «gif» animati; nel 1998 avemmo i primi video, ancora di qualità scadente; nel 1999, conoscemmo le prime esperienze di realtà virtuale; nel 2000 ricevemmo le prime animazioni in Flash; nel 2001 sperimentammo le prime compressioni spinte, che permettevano di inviare candidature entro i limiti di dimensioni che necessariamente erano imposti dal regolamento; via via notammo tecnologie che si affermavano o decadevano, con la volubilità dei temporali estivi.
A mano a mano che passava il tempo, cresceva il prestigio del Premio Pirelli parallelamente alla crescita degli illustri candidati. A questo punto devo spiegare un dettaglio tecnico, che però fa comprendere meglio il settore dei premi come strumento di comunicazione e di promozione dell'eccellenza.
I premi esistono da molto tempo. Non dico dal tempo di Adamo ed Eva, perché non ci credo, ma dal tempo in cui è stata scritta la Genesi sicuramente: in fondo, dio aveva dato loro in premio il paradiso terrestre in cambio di un loro comportamento, che venne meno insieme al premio corrispondente.
Successivamente i premi divennero numerosi e in ogni campo dell'arte, dello sport, dell'industria, della comunicazione, etc. ma si poté presto fare una netta distinzione fra due grandi tipologie di premi: quelli per autocandidatura e quelli per scelta autonoma del soggetto premiante. In altre parole, nel primo caso, uno doveva decidere di partecipare al premio e autocandidarsi, sottoponendosi a una valutazione prima dell'ammissibilità, poi della qualità della sua candidatura; nel secondo caso, uno se ne poteva stare a casa a leggere un giornale e ricevere la notizia di aver vinto un certo premio senza averne fatto alcuna richiesta.
È ovvio che nel primo caso, quello per autocandidatura, è più difficile avere dei partecipanti prestigiosi, specie per un premio senza tradizioni. Ben più facile è mettersi alla finestra e decidere di premiare la canzone migliore, l'invenzione più utile o la ragazza più bella. Una volta che si è certi di aver ricevuto il premio, chiunque vi partecipa!
Il Pirelli Internetional Award decise di percorrere la strada più difficile, quella che comportava il rischio di non raccogliere alcun candidato serio e risolversi in un fallimento. Il primo anno, raccogliemmo solo un centinaio di candidature e per lo più di ricercatori o comunicatori isolati.
La strategia prescelta cominciò a dare i suoi frutti con l'internazionalizzazione spinta dell'iniziativa, quando ci aprimmo a tutto il mondo. Gli americani, statunitensi e canadesi soprattutto, che grazie a Internet ci avevano tenuto d'occhio durante le prime edizioni, quando ancora non erano ammissibili, cominciarono a partecipare in massa. Passammo alle migliaia di partecipanti, con molte università, centri di ricerca, dotcom, etc.
I nomi? Rimando soprattutto all'albo d'oro, alla cui home page sono elencati i vincitori delle varie edizioni. Tuttavia vorrei andare a memoria con qualche candidato famoso: Il Massachusetts Institute of Technology, la Sylicon Graphics, la Nasa, le Università di Yale, Stanford, Harvard e Georgia Tech, il New Scientist, la Msnbc, il Cern, il Cnrs, il Cnr, l'Enea, Fao, Ericsson, Google... e sono sicuro di averne omessi tanti.
Ogni anno mettevamo a disposizione in rete i vincitori dell'anno precedente e questa operazione consentiva di sfidare tutti gli altri a fare di meglio. Contemporaneamente, la partecipazione di nomi tanto illustri era una garanzia della serietà dell'iniziativa. La garanzia migliore, tuttavia, era data dalla giuria, quasi totalmente esterna a Pirelli, che pure avrebbe avuto qualche diritto di fare sentire la sua voce più di quanto abbia mai fatto. La giuria era infatti composta da eminenti esperti dei vari campi scientifici e tecnologici, da illustri accademici, da rappresentanti delle istituzioni. Il primo presidente della giuria è stato ovviamente Umberto Colombo e negli anni si sono succeduti Antonio Ruberti, George Metakides, Adriano De Maio, Harold Kroto, Tullio De Mauro, Umberto Veronesi, Lucio Stanca, Pasquale Pistorio, Roberto Vacca, Ilya Prigogine, Piergiorgio Odifreddi, Riccardo Giacconi, Alun Anderson, Walter Bender... anche qui sto sicuramente facendo torto a qualcuno, ma i polpastrelli vanno più veloci della memoria...
Come accennato, quasi tutto si svolgeva on line: noi pubblicavamo il bando, i candidati in giro per il mondo lo leggevano, ci chiedevano chiarimenti per e-mail, noi pubblicavamo esempi di candidature, mettevamo a disposizione il modulo di iscrizione, che veniva successivamente riempito e inoltrato on line, mentre il lavoro vero e proprio, la candidatura effettiva, veniva spedita per FTP ai server della Pirelli. Ricevuti i lavori, un comitato tecnico composto di una decina di persone (i miei collaboratori diretti e qualche altro volontario esterno*) provvedeva a una prima scrematura delle candidature. In una fase successiva, le migliori candidature venivano poi sottoposte ai giurati principali, i quali si riunivano una sola volta in videoconferenza e individuavano i vincitori.
Tutto questo fino alla penultima edizione. In occasione dell'ultima, invece, sperimentammo un'altra procedura, che sfruttava la fama che il premio si era creata nei dodici anni precedenti e le potenzialità infinite di Internet. Decidemmo di allargare la base della giuria, dando diritto di voto anche a una giuria popolare, composta da volontari da tutto il mondo. In pratica chiesi a chiunque volesse partecipare, di proporsi come valutatore, sottoponendo anche un breve curriculum e, possibilmente qualche link in cui avessi potuto constatare i loro «titoli». Fummo sommersi da centinaia di proposte. Fu un lavoro duro, ma piacevole: scegliemmo duecento persone di tutti i paesi del mondo e di tutte le professioni: studenti, ricercatori, professori universitari, comunicatori, giornalisti, appassionati di scienza...
Era facile ammetterli: bastava verificare che fossero iscritti all'università, che avessero pubblicato articoli, che intervenissero ai forum e sui blog di argomento scientifico, che avessero partecipato a edizioni precedenti del Premio Pirelli... insomma, fu un grande successo, accolto con entusiasmo anche dagli stessi giurati principali, che pure continuarono a dare il loro contributo. Ricordo Piergiorgio Odifreddi, che mi fece i complimenti per l'idea e la realizzazione, dicendomi: bravo Massimo, in fondo è una forma di democrazia di tipo svizzero! In realtà, me lo confessò successivamente, apprezzò più un'altra modifica alla procedura di selezione dei vincitori: i giurati non si riunivano più, ma si limitavano a collegarsi al nostro sito, esaminare on line le candidature e dare una valutazione senza consultarsi con gli altri, esattamente come facevano i membri della giuria popolare. Questo, secondo Odifreddi, eliminava il rischio dell'influenza dei giurati più prestigiosi e più interessati al prevalere della loro disciplina preferita. Il miglioramento mi fu confermato anche dal giurato più giovane che avevamo in seno alla giuria, il diciottenne Massimiliano Picone, che oltre ad essere il più giovane era anche il più esperto di tecnologie multimediali in mezzo a cotanto senno!
Tuttavia, devo ammettere che il momento più bello dei dodici mesi durante i quali si sviluppava il Premio Pirelli era anche l'unico che era vissuto off-line, cioè dal vivo. Era il momento, o meglio il pomeriggio della cerimonia di premiazione, che ovviamente si teneva con tutti i partecipanti (giurati, organizzatori, candidati, vincitori) in carne ed ossa. Era una festa che si svolgeva ogni primavera a Roma, nella cornice stupenda di un aristocratico palazzo rinascimentale, alla presenza dei vertici aziendali (quasi sempre era presente il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera), delle istituzioni pubbliche (quasi sempre un ministro, una volta persino il presidente del Consiglio), ospiti dell'industria, delle università e della ricerca, e poi studenti, ricercatori, giornalisti e naturalmente i vincitori che negli anni sono venuti da Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Cina, Australia, Nuova Zelanda, Africa e tutta Europa. Era una festa, con il noto presentato TV Carlo Massarini maestro di cerimonie, che si concludeva finalmente con strette di mano, risate e convivialità fra persone che fino a quel momento erano state solo delle specie di figure mitologiche, metà persone, metà indirizzi e-mail.
*Questa è la prima volta che racconto per iscritto la storia del Premio Pirelli e vorrei approfittare per ringraziare pubblicamente quanti mi hanno aiutato in quegli anni, avendolo fatto solo privatamente. In ordine alfabetico, con una sola eccezione: Umberto Colombo, Daniela Ammannito, Marina Antonucci, Stefano Belloni, Massimiano Bucchi, Olivia Caramello, Paola Catapano, Fabrizio Cobis, Luciano Criscuoli, Marco Farinelli, Linda Giannini, Daria Greco, Elisabetta Greco, Richard Hieber, Francesco Izzo, Melissa Lee Price, Aldo Luperini, Cristina Olivotto, Daniele Pafumi, Massimiliano Picone, Lucio Pinto, Simona Poidomani, Roberta Ribaldi, Fernando Scaduto, Sandro Signorini, Giorgio Spunticchia, Marco Tronchetti Provera, Carlos Venti.