Alcuni esempi concreti
Le ferite localizzate al tronco alla testa e al collo generalmente hanno un decorso cicatriziale benigno e non sviluppano cheloide. Rispondono alla applicazione del medicamento in maniera molto efficace e traggono giovamento dall'effetto repellente nei confronti dei Ditteri miasigeni e non, con notevole sollievo dei soggetti feriti, specie durante i periodi estivi. Queste ferite non necessitano di fasciatura e possono essere agevolmente gestite anche in condizioni di campo senza complicazioni batteriche.





Nella sperimentazione del medicamento, le lesioni che presentavano reazione cheloidea sono state trattate quotidianamente con garze imbevute e fasciate permanentemente con bendaggio occlusivo, utilizzando la classica benda autoagglomerante senza interposizione di ovatta o cotone garzato, rinnovando la medicazione una volta al dì. In tutte le lesioni, a partire dal quinto giorno di trattamento, al momento della rimozione del bendaggio si verifica «il fenomeno dell'emorragia»: copioso sanguinamento della superficie della ferita al termine del quale la superficie presenta un normale tessuto di granulazione, con bordo esterno in via di riepitelizzazione e di pigmentazione. In sostanza la superficie in esubero si riassorbe senza segni di necrosi e non deve essere causticata o asportata chirurgicamente. La tendenza a formare il cheloide permane fino a che la superficie non è completamente riepitelizzata e, pertantola terapia associata alla fasciatura permanente deve essere praticata fino alla risoluzione completa della lesione. I tempi di guarigione, rispetto ai trattamenti convenzionali (causticanti e/o steroidi locali, resezione chirurgica) sono notevolmente accorciati e soprattutto la cicatrice definitiva non presenta esuberanze fibrotiche deturpanti. Il recupero funzionale è completo. La terapia con questo medicamento si può iniziare anche a cheloide conclamato che verrà regolarmente riassorbito sempre se il medicamento viene associato alla fasciatura permanente. L'utilizzazione separata del medicamento e della fasciatura occlusiva, non mostrano, infatti, capacità di contenere la reazione cheloidea.

I cavalli presentano una elevatissima variabilità in efficienza e velocità di cicatrizzazione e la velocità di risoluzione varia da individuo a individuo; in presenza della patologia del cheloide l'indice di cicatrizzazione è sempre molto basso (da 0,009 cm2 al giorno a non più di 0,02 cm2 al giorno). Nella nostra esperienza è risultato che le lesioni con reazione cheloidea trattate utilizzando questo medicamento hanno impiegato tempi di risoluzione tre volte inferiori a quelli ottenuti nella risoluzione di cheloidi trattati con terapie convenzionali.
Nessuna delle ferite trattate durante la sperimentazione ha presentato infezioni, cronicizzazioni o recidive. La risoluzione delle ferite è rapida, definitiva e permanente. Considerando che questi splendidi animali sono spesso chiamati a svolgere attività fisiche anche molto impegnative e costanti, frutto di allenamenti intensivi che si perdono con l'inattività, la possibilità di limitare al minimo la durata del processo di riparazione delle lesioni esterne permette una gestione delle loro capacità fisiche senza forzature nel rispetto della loro fisiologia e del loro benessere fisico.
Utilizzando questo medicamento con regolarità e costanza durante il decorso delle lesioni esterne, anche la colorazione naturale del pelo nelle zone lesionate viene ripristinata. Le ferite da compressione a livello del garrese (comunemente note come fiaccature) come tutte le ferite agli arti che abbiamo trattato, hanno presentato la pigmentazione originale. Questo effetto è stato giudicato «sorprendente» data la nota e ben conosciuta tendenza degli equini alla depigmentazione delle aree cicatriziali dopo la guarigione.



Ma quello che rende veramente straordinario ed innovativo questo medicamento è la sua efficacia sulle lesioni da decubito e sulle ulcere vascolari che, a causa del progressivo invecchiamento delle popolazioni occidentali, sono ormai diventate malattie ad alto impatto sociale.
Per le piaghe da decubito non esiste protocollo terapeutico realmente efficace. Le strutture sanitarie che si occupano del problema fanno riferimento a linee guida che possono variare da regione a regione ma che sostanzialmente evidenziano l'assenza di rimedi veramente efficaci che possano essere applicati in tutte le fasi della lesione.
Molto spesso le lesioni da decubito sono complicate da contaminazioni/infezioni batteriche legate alla localizzazione (ad esempio le lesioni sacrali in pazienti incontinenti) o alla cattiva gestione (contaminazione nosocomiale da germi multi-resistenti a seguito di abuso di antibiotici locali, contaminazione con mani sporche o non protette su pazienti defedati o immunosoppressi, ecc.) che ne impediscono la guarigione e che rappresentano la complicazione più diffusa e temuta. La presenza di lesioni da decubito impedisce la riabilitazione dei pazienti che, proprio a seguito della immobilità forzata contraggono lesioni da pressione, il circolo vizioso che si innesca alla comparsa di queste lesioni di difficile guarigione porta spesso a decadimento delle condizioni generali dei pazienti, fino all'esito finale.
Mentre studi sulla efficacia del medicamento sulle ulcere vascolari sono in corso con ottimi risultati, non è ancora stato effettuato uno studio sistematico comparativo sulle lesioni da decubito per cui non è ancora possibile precisare la reale efficacia di questo prodotto.
Sono state curate alcune decine di piaghe da decubito in assistenza domiciliare sotto la responsabilità dei diversi medici curanti, ottenendo risultati, a detta dei sanitari coinvolti, inusuali e non ottenibili con i dispositivi medici convenzionali da loro fino ad allora utilizzati. Le piaghe guariscono in tempi di molto inferiori a quelli esperiti dai medici coinvolti, con una compliance del paziente elevatissima, grazie anche alla scomparsa del dolore legato alla fase infiammatoria, al perfetto controllo dell'essudato e alla scomparsa delle contaminazioni/infezioni presenti sulla superficie in tempi molto brevi (da tre giorni a due settimane dall'avvio della terapia), tutto senza l'associazione con nessun altro dispositivo se non una medicazione secondaria con garze e cerotti per tenere in situ la medicazione.
Esempio di piaga da decubito trattata con il medicamento applicato quotidianamente

Il gruppo di ricerca dell'Enea sta lavorando alla organizzazione della sperimentazione comparativa in collaborazione con strutture sanitarie interessate alla problematica per la dimostrazione dell'efficacia del medicamento per la risoluzione delle lesioni da decubito in tempi più rapidi e con maggiore efficacia, sia per migliorare la qualità della vita dei pazienti sia per verificare la possibilità di sgravare i tempi e i costi di queste lesioni sul Sistema sanitario nazionale.
È in quest'ottica che i ricercatori/inventori dell'Enea sono aperti a tutte le collaborazioni che possano permettere la realizzazione di questo obiettivo.