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Decisione Ue

Offshore – Più controlli europei

foto di Angelo Ambrosi
La piattaforma Noble Al White, in Olanda
foto di Angelo Ambrosi

L'Ue ha deciso di aderire al protocollo contro l'inquinamento marino. Riguarda in particolare i rischi delle piattaforme petrolifere della convenzione di Barcellona, relativo alla protezione del Mar Mediterraneo derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo

Il delicato «connubio Mediterraneo-petrolio» si arricchisce di importanti novità, derivanti dal fronte europeo. L'Ue ha deciso di aderire, infatti, al protocollo contro l'inquinamento marino.
L'importante decisione è stata di recente pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» europea.
Il protocollo concerne i rischi delle piattaforme petrolifere offshore della convenzione di Barcellona, relativo alla protezione del Mar Mediterraneo derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo.
L'obiettivo è quindi salvaguardare meglio il nostro mare dalle diverse trivellazioni per il petrolio.
Le parti contraenti saranno tenute ad adottare ogni misura necessaria e idonea a prevenire, ridurre, combattere e, per quanto possibile, eliminare l'inquinamento.
L'accordo offshore abbraccia un'ampia gamma di disposizioni che dovranno essere attuate a diversi livelli dell'amministrazione e, per la precisione, riguarda un settore che è disciplinato in ampia misura dal diritto dell'Unione.
Ciò comprende, ad esempio, elementi quali la protezione dell'ambiente marino, la valutazione dell'impatto ambientale e la responsabilità per danni all'ambiente. Ed è coerente con gli obiettivi del regolamento proposto dalla Commissione sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, esplorazione e produzione di idrocarburi.
Agli Stati, inoltre, saranno riconosciute ampie competenze in termini di valutazione degli impatti ambientali e in termini di autorizzazioni, e di fondamentale importanza sarà anche la cooperazione tra gli stessi e gli organi dell'Ue.
In tutto ammontano a 900 le installazioni offshore nei Paesi dell'Unione europea, più di 200 nel Mediterraneo, 123 solo in Italia e come se non bastasse è all'esame la costruzione di ulteriori impianti.
L'Ue prevede, infatti, un aumento delle attività di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi in seguito alla scoperta di vasti giacimenti di combustibili fossili nel Mediterraneo
Nell'attesa dell'applicazione di futuri e precisi vincoli per le esplorazioni e trivellazioni, la sfrenata e degenerata corsa all'oro nero potrebbe, già da oggi, incontrare limiti importanti che avranno come obbiettivo quello di sviluppare una migliore capacità di gestione dei rischi.

Carlo Ciminiello

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