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Comunicazione della Commissione europea

Ue, declassato l'incenerimento dei rifiuti

«Non possiamo continuare a sprecare il nostro denaro e risorse in sussidi. Disinvestimento dai waste-to-energy è necessario se vogliamo creare i giusti incentivi per una economia circolare»

È stata pubblicata la comunicazione della Commissione europea e rivolta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa al ruolo dei waste-to-energy nell'economia circolare.
Il 2 dicembre 2015, la Commissione europea ha adottato un piano d'azione dell'Unione europea (Ue) per l'economia circolare, offrendo un programma di trasformazione che mira a promuovere modelli di consumo e produzione sostenibili, in linea con gli impegni assunti dall'Ue nell'ambito dell'Agenda per la Sviluppo sostenibile al 2030.
Un piano d'azione che ha sottolineato come la transizione verso un'economia più circolare richieda un intervento per tutto il ciclo di vita di un prodotto dalla sua produzione alla creazione di mercati per le materie prime «secondarie», ossia quelle derivanti dal recupero dei rifiuti.
Un tema, quello legato alla gestione dei rifiuti, che rappresenta uno dei principali settori in cui sono necessari ulteriori miglioramenti consistenti nell'aumentare la prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti che rappresentano obiettivi chiave sia del piano d'azione sia del pacchetto legislativo sulla gestione dei rifiuti.
Obiettivi che se raggiunti possono aprire opportunità economiche concrete, migliorare la fornitura di materie prime per l'industria, creare posti di lavoro locali e riaffermare la leadership europea nel settore delle tecnologie verdi.
Nell'Ue si stima infatti che la produzione di beni e servizi ambientali per unità di prodotto interno lordo sia cresciuta di oltre il 50% negli ultimi dieci anni e l'impiego legato a questa produzione sia salito a più di 4 milioni a tempo pieno equivalente mentre, a livello globale, la Banca mondiale ha stimato che nei prossimi 10 anni saranno investiti circa 6.000 miliardi di euro in tecnologie pulite nei Paesi in via di sviluppo.
Un testo, quello redatto dalla Commissione europea, che, anche se non vincolante, fornisce chiarezza sull'attuazione della gerarchia dei rifiuti e fornisce una guida per gli Stati membri al fine di evitare problemi quali l'incenerimento sovraccapacità.
Una comunicazione che si concentra sul recupero di energia da rifiuti e sul posto che esso ha nell'economia circolare e che evidenzia come waste-to-energy sia un termine ampio che copre molto di più del mero incenerimento dei rifiuti. Un termine che comprende vari processi di trattamento dei rifiuti che producono energia ognuno dei quali ha diversi impatti ambientali e potenziale nel definire l'economia circolare.
Una posizione quella dell'Unione europea che vuole sottolineare come il recupero di energia da rifiuti sia strettamente legato agli obiettivi del piano d'azione dell'economia circolare comunque guidato dalla gerarchia di gestione dei rifiuti, prevenzione, riutilizzo e riciclaggio, gerarchia il cui rispetto rappresenta il solo modo per massimizzare il contributo a quella economia circolare di de carbonizzazione che risulta in linea con la strategia dell'Ue e dell'Accordo di Parigi.
Una linea guida in cui viene esplicitato come siano la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti ad offrire il più alto contributo in termini di risparmio energetico e riduzione delle emissioni e questo contrariamente al ruolo dell'incenerimento dei rifiuti che seppur rappresentando ad oggi l'opzione predominante waste-to-energy ha bisogno di essere ridefinita.
Ferran Rosa, Policy officer di Zero waste europe (Zwe), associazione creata per sostenere le comunità nel ripensare il loro rapporto con le risorse, ha dichiarato: «Non possiamo continuare a sprecare il nostro denaro e risorse in sussidi. Disinvestimento dai waste-to-energy è necessario se vogliamo creare i giusti incentivi per una economia circolare».
Si legge nel comunicato di Zwe, uscito a seguito della pubblicazione della comunicazione, come per i paesi con basse capacità di incenerimento e fortemente dipendenti dallo smaltimento in discarica, la Commissione consiglia di concentrarsi sul miglioramento della raccolta differenziata e l'aumento della capacità di riciclaggio.
Ai paesi con elevata capacità di incenerimento, tipicamente i paesi del Nord Europa, è raccomandato di aumentare le tasse di incenerimento, di eliminare gradualmente i sussidi legati all'incenerimento dei rifiuti e di introdurre una moratoria sui nuovi impianti, così come lo smantellamento dei vecchi.
Agli Stati membri si raccomanda di eliminare gradualmente le sovvenzioni pubbliche per il recupero di energia da rifiuti, e così il sostegno della Commissione attraverso i fondi comunitari.
Quello che sollecita Zwe è che gli Stati membri attuino le raccomandazioni in modo da spostarsi in alto nella gerarchia dei rifiuti ricordando, e questo nonostante le raccomandazioni positive, come la Commissione europea non abbia incluso la chiamata di eliminare gradualmente i sussidi per i waste-to-energy nella recente proposta di direttiva sulle energie rinnovabili.
Inoltre Zwe ricorda come il risparmio energetico attraverso la prevenzione e il riciclaggio siano operazioni attualmente compromesse dalla presenza di sussidi che vanno a livelli inferiori della gerarchia dei rifiuti, come l'incenerimento dei rifiuti, e invita gli eurodeputati e i governi nazionali a risolvere questo problema nel corso del processo legislativo.
In linea di massima un documento, quello della Commissione europea, che va nella giusta direzione e che, seppur non in modo netto, riduce e comprime il ruolo futuro dell'incenerimento rispetto alla situazione attuale.
Un documento che orienta posizioni future e direttive comunitarie rimettendo in discussione politiche attuate e ben consolidate che hanno martoriato il nostro territorio senza dare esaustive risposte all'argomento rifiuti.

Elsa Sciancalepore

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