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Nota di Greenpeace

Il glifosato «promosso» per altri cinque anni

Greenpeace: è un regalo alle multinazionali agrochimiche. Il Portogallo si è astenuto, contro Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia, la Germania che nelle precedenti votazioni si era astenuta questa volta ha dato parere favorevole

Dopo un anno di tira e molla in Commissione, alla fine il glifosato ce l'ha fatta a passare e ad autorizzato per altri cinque anni. Hanno votato 18 Stati, nove hanno votato no e il Portogallo si è astenuto. Hanno votato contro Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia. La Germania, nelle precedenti votazioni si era astenuta facendo mancare la maggioranza qualificata pro glifosato, questa volta ha dato parere favorevole.
È passato perché la nocività è dubbia. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) lo ha classificato come «probabilmente cancerogeno» per le persone, mentre non è cancerogeno per due agenzie europee (Efsa e Echa).
E il principio precauzionale? Non vale... o meglio vale a seconda delle parti in causa...
Commentando l'approvazione della proposta della Commissione europea sul rinnovo per altri cinque anni dell'autorizzazione al glifosato, Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dichiara: «Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell'Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato», conclude.
Allo stato attuale, sottolinea Greenpeace in una nota, nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti «Monsanto Papers» e lo scandalo del «copia-incolla», relativo a parti del rapporto dell'Efsa sui rischi dell'uso del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell'autorizzazione di Monsanto.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, afferma: «Il voto di oggi rappresenta una decisione politica che va contro i cittadini, una decisione che non ha tenuto conto dell'indirizzo del Parlamento e che antepone il profitto alla sostenibilità e alla salute dell'ambiente e delle persone. Sono decisioni di questo tipo che allontanano i cittadini dall'Europa».

Così la votazione:
Hanno votato a favore: Bulgaria, Rep. Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lettonia, Lituania, Ungheria, Olanda, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia, Regno Unito.
Hanno votato contro: Belgio, Grecia, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, Austria.
Astenuti: Portogallo.
Quando i cittadini acquistano prodotti stranieri, visto che le etichette ancora non ci aiutano, farebbero bene a tenere presente che i prodotti di questi Stati possono avere un «valore aggiunto» di veleni, in barba alla sicurezza alimentare.

R. V. G.

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