Villaggio Globale

Villaggio Globale, mediante un sistema di articoli connessi fra loro e scritti da scienziati, docenti universitari o da divulgatori specializzati, affronta su argomenti monotematici i problemi che preoccupano l’attuale società e stanno mettendo in pericolo la vivibilità delle generazioni future.

Navigare senza naufragare

Navigare senza naufragare (Tema: "Conquiste")

Anno XX - N. 79 – Settembre 2017 – ISSN 2039-7208

Editoriale

Navigare, e subito la fantasia corre e apre mille possibili scenari pescati dal bagaglio personale di conoscenze e dalle aspirazioni di ognuno.

Tutti però, ma proprio tutti, nascondono la ricerca del nuovo, l'ansia per esperienze arricchenti o favolose. È la ricerca della scoperta, l'illusione di calpestare suoli e terre per la prima volta. È l'eterno Ulisse che è in noi. È l'aspirazione archetipo della nostra specie.
Guai se non ci fosse nel nostro Dna questo comando imperioso. E tutti ad affannarsi nel dire che questo ha portato alle conoscenze e alla crescita dell'umanità. Ma è proprio così? Ne siamo certi?
Una corretta navigazione non ha bisogno solo della febbre della navigazione, fine a se stessa. Solo con quella non si va lontano.
Ulisse era un abile marinaio, ma era anche scaltro, conosceva i pericoli e si premuniva per non avere sorprese. Esemplare è l'episodio delle sirene. Lui non rinuncia a conoscere ma si premunisce contro le sorprese sgradevoli perché intuisce i limiti e i pericoli.
I limiti. Questo è un concetto chiave, fondamentale, imprescindibile per il successo. Andare a schiantarsi contro un muro, cadere da un precipizio, venire meno per l'assunzione di un cibo o una sostanza non segna il limite di niente. Perché il rapporto fra tensione e rottura non è universale ma strettamente legato al materiale. Voglio dire che il limite fisico non è uguale per tutti gli uomini ma varia da uomo a uomo e, arrivando al punto di rottura, non potrò essere utile nel descrivere lo sforzo e l'esperienza. Quindi? Una perdita e basta.
Le storie della «navigazione» umana sono purtroppo ricche di vicende inutili proprio perché senza un limite. E sono quasi sempre episodi di violenza.
È nell'uomo post duemila che si perde totalmente il concetto del limite. Più l'uomo acquista conoscenze più perde il senso del limite perché autoconvinto di poter porre rimedio a tutto. Si sente più vicino alla onnipotenze salvo a cadere miseramente.
La tecnologia e la «fede» nella scienza da essere un supporto all'uomo nel suo navigare nella vita sono diventate la certezza della salvezza, le soluzioni e le riparazioni a tutti gli errori umani.
Di questa falsa filosofia si alimentano coloro che deridono le paure per il riscaldamento globale e la perdita di biodiversità, certi che la scienza porrà rimedi e ricostituirà l'ambiente danneggiato ricreando una realtà priva di quegli elementi che limitano il nostro navigare. Una sorta di ri-creazione pur essendo totalmente ignoranti sui meccanismi della chimica dell'atmosfera, sui movimenti geologici e sul nostro navigare nello spazio e quindi tutte le realtà astronomiche da noi completamente sconosciute.
È un navigare a vista, una vista cortissima, quasi una cecità. E quindi non una politica dei piccoli passi, conoscenza dopo conoscenza, come è stato per le civiltà che ci hanno preceduto, ma una prepotenza e saccenteria dell'ignorante.

Ignazio Lippolis